Il primo amore

Beppe Grillo, per come l’ho visto da Vespa a Porta a Porta, potrebbe essere il protagonista di una love story.
La storia di un uomo che ha vissuto felice, per decenni, con una splendida donna, che gli ha regalato gli anni migliori della sua esistenza.
E che, come spesso avviene nelle misteriose vie dell’eros, un bel giorno, all’improvviso, viene lasciato, estromesso per sempre da quella vita.

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Il cuore di Beppe viene quindi rapito da una ragazza giovane. Così diversa dal suo primo amore.
Ama stare tra la gente, frequenta le piazze ed è politicamente attiva. Ma non in un partito: raccoglie democraticamente le persone intorno a cause civili.

La sua ex no: lei era borghese, un po’ autoreferenziale, politicamente equidistante e con un’etichetta molto poco flessibile.
Motivo per cui, in quel dannato 1986, ha cacciato di casa Beppe, colpevole di non saper dare un freno al suo eloquio delatorio.

La vita di Beppe cambia. Gli amici del suo vecchio amore lo ritenevano un grande, ma gli amici della sua nuova fidanzata lo reputano addirittura un idolo.
Tutto è più grande, più serio. Beppe è rinato.

Finché un giorno, quasi per caso, dopo molti anni, Beppe incontra la sua vecchia fiamma.
Passa con lei poco più di un’ora, e già tutti ne parlano, come se quella storia non fosse finita mai.

Quella vecchia ragazza si chiama televisione. Quel mezzo desueto, distorto, ingannatore. Nemico della rete, suo apparente nuovo amore.
Quel nuovo amore strumentale, dentro il quale Beppe non si è mai sentito veramente se stesso.

Il problema è che, in Italia, siamo tutti come Beppe.
Sentiamo tutti il bisogno di flirtare con la rete.
Ma amiamo ancora lasciarci sedurre, inerti, dalla vecchia editoria.

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The voice of television

The voice of Italy

Quando ho iniziato a fare questo lavoro, immaginavo di scrivere per la tv.
I parenti più anziani mi chiedevano, all’inizio della mia carriera, quali pubblicità avessi scritto io e io, per non deluderli, dicevo che conoscevo tutti gli autori, ma che io mi occupavo di web.

Ora, al giorno d’oggi dovrei essere fiero di occuparmi di web e non di televisione, nell’epoca in cui gli USA portano gli investimenti in web advertising sulla vetta del mercato pubblicitario.

Invece mi occupo di web nel paese in cui la televisione, seppure si indebolisca come mezzo pubblicitario, rimane ancora trend-setter dei contenuti. La rete è il nuovo mezzo in cui si parla, la televisione è ancora il contenuto di cui si parla.


The voice of Italy
è uno dei temi prevaricanti, nel bene e nel male. È vero, come molti altri format alla stregua di Sanremo e il Grande Fratello, viene bersagliato on line da motitudini di delatori, ma rimane argomento di punta nei trend consigliati su web e social media.

The voice diventa acronimo, #TVOI, il che denota la sua forza di brand, come lo swoosh della Nike: non passa più per una menzione razionale, ma possiede a priori social awareness.

La rete ha bisogno di insultarlo, perché ne riconosce la forza. Riconosce, cioè, che il vecchio medium per eccellenza è il totem concettuale che guida le nostre riflessioni.
Il contenuto che non possiamo permetterci di ignorare.

On line proliferano discussioni sui format, ed è per questo che gli inserzionisti puntano sulla rete come mezzo pubblicitario, ma non nascono format.

Siamo alla scissione epocale fra mezzo e contenuto?
Oppure la rete non è ancora un mezzo a sé?

Entrambe ipotesi inquietanti, soprattutto per chi fa il mio mestiere, invece di scrivere per la televisione.